Descrizione
La Bandella di copertina
Nell’incipit del romanzo, incontriamo subito uno dei protagonisti, Giacomo Scussel, uomo di cultura e di solidi principi, che con la valigia accanto alla sedia a rotelle, su cui l’inchioda da tempo la drammatica conseguenza di un grave incidente, racconta di sé allo scrittore, anch’egli protagonista e voce narrante, all’epoca ancora bambino, che ha proprio lì, il privilegio di assistere alla straordinaria partenza dell’amico sessantenne per uno dei suoi viaggi fantastici. Ci troviamo subito dinanzi a due dei molteplici paradossi che si incontrano durante la lettura del libro: il viaggio attraverso le immagini e l’abbandono della sedia a rotelle che non può viaggiare in quanto nella dimensione spazio temporale in cui si andrà a ritrovare il viaggiatore, starà in piedi e camminerà, non per altro, ma perché l’amore muove anime e cuori e non certo gabbie e ruote.
Poi v’è Jean, viaggiatore nel tempo; con lui, ecco accingersi epoche passate con i loro personaggi storici ed i loro luoghi, più o meno ancora esistenti, in contesti spazio temporali di antica memoria. Per dirla alla Calvino …chi è ciascuno di noi se non una combinatoria di esperienze, d’informazioni, di letture, d’immaginazioni? Ogni vita è un’enciclopedia, un inventario d’oggetti, un campionario di stili, ove tutto può essere continuamente rimescolato e riordinato in tutti i modi possibili, e questo romanzo è un labirinto del tempo e della memoria del tempo, un percorso per enigmi, per colpi di scena, un viatico dove scrittura e tessitura contengono, senza reprimerla, la forza prorompente ed evidentemente carismatica dell’autore. Molte le tematiche di fondo, impossibile sintetizzarle senza ridurne la portata. Numerosi anche i coprotagonisti tra cui Genova, la sua antica marineria, in una ascesa sui suoi gradini, che non sono solo quelli della città ma quelli di tutte le nostre vite, in una esplorazione che avviene attraverso un labirinto a piani sfalsati di spazio/tempo/memoria.
Non ultima una nave bianca, fondamentale nella narrazione, ma della quale nulla si può dire adesso senza il rischio di svelare cardini paradossi. Infine un campanile mozzo nel pieno della città, un’ulna di santo e Marco Polo e così via.
Non ha caso Fabio Martini è l’ideatore del contenitore “Civitas Litterarum” che raccoglie una Associazione Letteraria proprietaria del marchio editoriale L’Inedito, portatrice sana di una cultura della scrittura portatrice sana in una Italia così profondamente manovrata, come a dire che alcuni, se non tutti, gli avvenimenti che fanno parte di questo romanzo, sono embrione stesso di una realtà che oggi, nel 2025, è indiscutibilmente presente e che sembrerebbe riconoscere epiche proprio da questo viaggio fantastico, iniziato a scrivere alle porte del lontano duemila, ma chissà da dove già, ne proveniva.









