Descrizione
LA BANDELLA
Il titolo di questa raccolta di racconti di Francesco Corsari ricorda una novella di Pirandello che si chiama appunto “La morte addosso”, che anni dopo lo scrittore siciliano tramuterà nel dramma intitolato “L’uomo dal fiore in bocca”. Sia la novella che l’opera teatrale parlano di un uomo ammalato, conscio che presto dovrà morire. La morte è dentro quell’uomo, così come è dentro tutti i personaggi di questi sette racconti di Corsari, una morte che, prima ancora che nella sua realtà concreta, regna dentro di loro e nel contempo dentro tutti noi nel suo pensiero ossessivo, dove la vita è soltanto qualcosa di marginale, un cono di luce su cui grava costante l’ombra della morte che mai ci abbandona.
Nel primo racconto eponimo di questa raccolta, nello scenario di guerra che viene presentato, l’autore pare identificarsi con ognuno dei sei personaggi che mette in scena, uomini che esternamente sbeffeggiano la morte, giustificando ed esaltando l’entrata in guerra, ma che poi, entrando dentro se stessi, rinnegano con la loro stessa vita intima le parole che hanno appena pronunciato, mostrando di temere la morte da cui anzi sono ossessionati.
Nel racconto successivo troviamo un personaggio che, malgrado abbia passato l’intera esistenza a occuparsi di capire cosa ci sia dopo la morte, quando giunge alla fine della sua vita comprende che l’unica cosa ad aver capito è che non ne sa nulla di nulla, niente di più e niente di meno di quanto saprebbe se non avesse mai affrontato tale questione.
In un altro racconto la morte assume le sembianze di una mosca fastidiosa che noi cerchiamo di allontanare e sconfiggere con tutti i mezzi possibili, ma più la prendiamo sul serio e l’affrontiamo da nemica, più la morte diventa un’entità mostruosa, che finisce chiaramente con l’avere la meglio su di noi, in una battaglia impari e già persa fin dal suo inizio, il che rende patetica ogni nostra forma di resistenza.
Di seguito troviamo un personaggio che partecipa sempre a tutti i funerali, che suscita le più diverse congetture da parte dei suoi compaesani, ma è solo nelle ultime righe del racconto che comprendiamo il motivo profondo del suo comportamento.
Nel quinto racconto un biglietto con su scritto “Voi morirete” ci mostra che quelle parole non sono la spia di una minaccia, ma soltanto la messa in chiaro della condizione di tutti noi poveri esseri umani, che viviamo su questa terra alla stregua di condannati a morte rinchiusi in una cella, senza però conoscere l’ora in cui verrà eseguita la sentenza.
Nel successivo racconto troviamo un uomo il cui pensiero ossessivo della morte, e il conseguente riverbero che la dipartita lascia nei vivi, determina tutti i suoi rapporti con gli altri esseri umani, lasciando in noi lettori il dubbio se il suo comportamento sia da lodare o da deprecare, ma sicuramente da rispettare.
Infine si giunge all’ultimo di questi sette racconti, dove Corsari mostra che, malgrado la giovinezza e la salute, dentro di noi è già annidata la vecchiaia e la conseguente morte. Il disfacimento è già annidato dentro il protagonista, la morte è qualcosa che si insinua dentro il corpo umano, rivelando la maledizione che grava su tutti gli uomini: che la morte è già dentro di noi fin dal primo giorno di vita, ma noi ce ne accorgiamo solo allorquando diventiamo vecchi.
Ma al termine di questo racconto, ecco forse il riscatto, il buio dopo il tunnel oscuro, la speranza che si fa largo dentro questa maledizione umana: credere che la nostra mortalità sia soltanto apparente, perché la coincidenza tra la morte e la riacquistata gioventù del protagonista parrebbe un indizio che richiama all’eterna giovinezza, alla mancata assolutezza della morte, che richiama alla possibilità di poter vivere per sempre giovani in un’eternità ultraterrena che non avrà mai fine.








