Descrizione
“La Bandella” (L’Autrice)
Storia di una crisi. Ne farò prosa. Zenone di C, Amalia Rosselli, Sidney Lanier, Caio Petronio, Sylvia Plath, Antonia Pozzi, Alfonsina Storni, Luigi Tenco. Ditemi altri nomi ed io li aggiungerò. Ci hanno lasciato, come loro scelta estrema, dicono alcuni. Altri perché troppo fragili per vivere. Tutte le versioni, le interpretazioni sembrano racchiudere un monito “State attenti a vivere, non lasciatevi andare, amate la vita, fino ad un certo punto.
”Io che ora sono me / mi dormo / mi sveglio / Cammino / lungo i corridoi / degli antichi recessi / nelle stanze del labirinto / percorrendo / quel tratto / che va dal letto / alla fonte d’acqua / in the kitchen / a piedi nudi.
E vennero le notti insonni, sonni inquieti, mi dovevi vedere essere in crisi, il giorno dopo, quando, con la barba lunga, gli occhi cerchiati, la coperta sulle spalle, passeggiare lungo i corridoi del labirinto, alla ricerca di un posto fresco dove nascondermi. Zitti. Zitti. Anche questa volta il dolore estremo è arrivato sulle ali leggere del tramonto. Lasciatemi qui, in questo angolo, mentre la terra s’è infuocata all’orizzonte. Il mio ventre, ha sentito salire, quest’onda, di dolore, che dal fondo del coccige, spreme in un tutt’uno cuore e stomaco. Raggomitolata in quest’angolo, mi ribello, mi dispero, piango senza dignità. Era solo un amore. Era solo un padre. Era solo un affetto. Piango, perché amo questa vita. Perché non accetto la logica del distacco indifferente. Soffro, come vivo, di ventre. Non voglio, essere adeguata. Non voglio vivacchiare. Lasciatemi qui, in quest’angolo in ombra. Non rompetemi i coglioni. Voglio strapparmi i capelli, urlare, dannarmi, soffrire dolermi, sventrarmi fino in fondo. Ne farò prosa. Ora penso a loro, per poter zittire tutto e tutti. Hanno fatto quella scelta estrema, li ameremo per i versi e le intuizioni che ci hanno lasciato.
Ma ora sono qui io che sono ancora in me, mi ribello a voi, a loro anzi no, vado oltre, rischio, spremo questo dolore fino in fondo. Poi verrà il giorno pettinerò i capelli laverò la faccia infilerò gli occhiali e i segni di questa crisi, resteranno sul volto e nella mia memoria. Perché, ho la certezza, dovuta all’esperienza, che la differenza tra me e un sasso è la capacità di amare, piangere, soffrire, senza che questa disperazione scinda me stessa, impedendomi di, amare, piangere e soffrire, come ho scelto di vivere senza pormi condizioni.








